Dai bambini nasce cosa/Lo SQuaderno





Sono sempre stata attratta dall’editoria in genere, specie quella dedicata al giovane pubblico, ma le mie prime passioni rimangono l’illustrazione e il design. Resa mentalmente feconda dall’incontro con il buon Bruno Munari e dalla sua progettazione semplice, in particolar modo dal lavoro svolto nei confronti della didattica e del gioco, ho cercato di far vedere la luce al mio progetto, qualcosa che racchiudesse in sé il design, l’editoria e l’illustrazione, per dedicarlo a quelli che verranno. 


Ho avuto modo di conoscere il lavoro di Munari sin dai primi anni di scuola secondaria. Avevo simpatia per la “collezione” di forchette, quelle che salutano o fanno l’autostop, ma dal capirne la filosofia ero ancora lontana. E' stato leggere “ Fantasia” e vedere la mostra al Palazzo Ducale di Urbino, nella sala del Castellare nel 2008, ad avvicinarmi davvero alla ricerca di questo Maestro, passione suggellata definitivamente nel Natale in cui qualcuno mi regalò “ Le macchine di Munari”. 
Sono due i motivi che avvicinano il mio pensiero a quello di Bruno:
Il metodo, le regole secondo le quali ognuno esercita il libero arbitrio, «applicare un metodo non blocca la personalità di un artista», diceva. Mettersi in gioco significa sovvertire repentinamente le regole che da soli ci si impone, trovare nuove soluzioni, ovvero scoprire come migliorarsi.
La seconda ragione sono i Libri.
Vivo a Urbino dal 2006, ed essendo una cittą universitaria, libri me ne ha proposti tanti, sotto qualsiasi forma. Ho partecipato a corsi di rilegatoria e cartotecnica, ho assistito a lezioni di grafica artistica all’Accademia di Belle Arti, sono stata un’imbucata nei laboratori dell’ISIA, ho visitato tutte le librerie e tutte le biblioteche e, ovviamente ho passato ore a leggere di tutto.
Avevo letto anche un capitolo di “Da cosa nasce cosa” dove maestro Munari scriveva: 
«Il libro come oggetto, indipendentemente dalle parole stampate può comunicare qualcosa? E che cosa?»
Mentre cercavo di capire cosa intendesse, incontrai “Nella notte buia” che aveva più buchi che parole e cominciai a intuire. 


Seguendo le ricerche e i consigli di guide come Munari, Piaget, Rodari e altri, sono arrivata alla mia conclusione progettuale. Un libro-oggetto, un oggetto-gioco, un gioco-regalo. Come ogni gioco ha le sue regole, come ogni regalo ha più senso se condiviso.
Lo SQuaderno è solo un supporto, vincolante poco meno di un normale quaderno, per mantenere anche nei bambini la sintassi semplice propria degli infanti nella fase dell’intuizione (gioco, parole, segno). Vorrei che questo oggetto diventasse uno stimolo il meno sgrammaticato possibile, senza la presunzione di sommarsi a quelli già eccessivi che i bambini ricevono nei primi anni di scuola. Ho cercato la soluzione in un progetto che ponga i bambini di fronte ai problemi, che stimoli le domande, che li induca a fermare le proprie risposte e a creare il proprio modello narrativo insieme a quello contenuto all’interno del quaderno.
Si domanderà come gli piacerebbe che fosse la copertina e senza accorgersene ne progetterà l’aspetto più consono al ruolo che avrà il proprio SQuaderno. 
Le domande sono l’obbligo di un designer, ma in questo caso verranno affrontate con molta più leggerezza, rapidità ed esattezza. 
Immaginazione e Creatività si mescolano alle regole (formato, colore della pagina, materiali, texture), ponendo il bambino di fronte alla ricerca del proprio metodo. L’intenzione è quella di mantenere i pensieri elastici, pronti a modificarsi secondo l’esperienza, la conoscenza e, che sia benedetta, la Fantasia.






Tesi di laurea in Progettazione Multimediale.
Docente Malcello Signorile.
Urbino, 2010